A cura di Mauro Bucci

I rocchegiani che nel 1418 aprirono le porte ai senesi erano 14, guidati da un certo Giovanni e da suo fratello Domenico, figli di Bartolo detto Zolla.
Siena fu molto generosa con loro e come premio per il grande e massimo pericolo cui si erano posti concesse loro: 300 bestie vaccine, 22 cavalle, un molino sull’Orcia, la vigna della piaggia, quella delle Farville e il podere di Montelaccio, 300 fiorini e 14 moggia di grano da dividersi tra loro. A Giovanni del Zolla furono ceduti La Rimbecca, il Palazzuolo ed il Palazzo di Geta.

Questo ben di Dio naturalmente veniva dalle proprietà dei Salimbeni che Siena aveva confiscato, e rese ricchi i congiurati. Io ho dei dubbi che si godettero questa ricchezza; erano tempi in cui i potenti erano veramente potenti e i Salimbeni, anche se sconfitti nella loro aspirazione di diventare signori di Siena, avevano ancora un notevole potere nelle loro mani. Il conte di Santa Fiora era Bosio Sforza, nipote di Cocco, mentre il suo fratellastro Francesco era addirittura diventato Duca di Milano.
Purtroppo non ci sono documenti sul destino dei complottisti, ma le notizie storiche non sono confortanti. Infatti risulta che nel 1438, solo 20 anni dopo, la Rimbecca e Palazzo di Geta non erano più in possesso di Giovanni Zolla ma di Antonio Petrucci, all’epoca la persona più potente di Siena, che, guarda caso, aveva sposato Marietta, diventata vedova di Cocco Salimbeni.
Il matrimonio avvenne nel 1437; Antonio Petrucci ricevette in dote da Marietta Salimbeni il castello di Perignano in Val d’Orcia e altri castelli strategici, oltre a molti poderi e terreni (tra i quali forse anche i Petrucci).

Antonio Petrucci era il capo della numerosa famiglia dei Petrucci, che era all’epoca una delle più importanti della città di Siena. Il matrimonio con l’erede dei Salimbeni permise ai Petrucci l’indiscusso dominio sulla città e mise le basi per la conquista della signoria.
Antonio infatti era il fratello o il cugino di Bartolomeo di Giacoppo Petrucci, padre di Pandolfo, detto il Magnifico, che divenne in seguito signore di Siena.