A cura di Mauro Bucci

Con lo sviluppo delle città, soprattutto del centro e del nord Italia, già dal 1100 i cittadini, artigiani, commercianti, ma anche lavoratori salariati, avevano di fatto conquistato la loro libertà personale. Non senza resistenze da parte dei nobili del tempo, che si videro tolti i loro diritti. Intervenne a loro difesa l’imperatore Federico Barbarossa che attaccò Milano ed altre città del nord, ma che poi fu definitivamente sconfitto nella famosa battaglia di Legnano del 1176 .
Se le città, tra cui Siena, già dalla metà del 1100 avevano conquistato molte libertà civili, non altrettanto succedeva nelle campagne e quindi anche a Castiglione e alla Rocca.
La Rocca e i suoi abitanti erano un possesso della famiglia dei Tignosi, Conti di Tentennano, che vivevano proprio nel loro castello.
Questi, nel 1207, con un atto che è considerato una Costituzione molto avanzata per quei tempi e che anche all’epoca fu chiamato Charta Libertatis, concessero ai cittadini della Rocca una serie di diritti civili che ne fecero, da servi, dei veri e propri uomini liberi.

Di questa Charta Libertatis è indicativo il prologo tradotto dal latino:

Poiché Roma, che una volta fu signora e padrona di tutto il mondo, crebbe molto per questi tre principi: equità, giustizia e libertà, senza i quali nessun paese può né crescere né sopravvivere a lungo, a me, Guido Medico, figlio del fu Uguccione, figlio di Tignoso da Tintinnano, per tutti i fratelli e i nipoti miei,
vedendo la condizione di questa Rocca e dei signori e dei fedeli che in essa abitano, andare di bene in male e di male in peggio per l’iniquità, l’ingiustizia, la servitù, ed essere ridotta ormai quasi a nulla, parve che fosse bene provvedere per il benessere sia dei suddetti signori che dei fedeli e anche di tutto il territorio.
Dal momento che non vedevo nessun modo con cui raggiungere questo risultato se non trasformare in canoni di affitto le prestazioni che gli uomini di questa terra hanno sempre dato e devono dare per i signori, e stabilire quante e quali prestazioni essi siano tenuti a dare, annuali o periodiche, oltre le quali i signori non osino esigere da loro niente che non sia nella loro volontà, proposi questo, appunto, affinché l’una e l’altra parte felici e soddisfatte per le cose definite e stabilite, vivessero in equità, giustizia e libertà, e si realizzasse il miglioramento e l’accrescimento della Rocca di Tintinnano che, se avesse una popolazione numerosa, potrebbe eccellere fra le altre Rocche d’Italia, e, infine, io potessi fare per i miei fratelli e nipoti, con il loro consenso e la loro volontà, qualcosa di positivo, efficace e a loro molto gradito.

Ci si rende conto del respiro, della grandezza di vedute che traspaiono da questa Charta. In sintesi, la soluzione data da Guido, sicuramente dovuta alla sua personale intelligenza ma anche alla situazione generale e alle pressioni dei Rocchegiani, è quella di abolire la Servitù, (i signori non osino esigere è una formula molto forte per i tempi) di assegnare le terre e le case in uso ai cittadini e trasformare i servizi e le corvee che erano dovuti ai signori, in affitti in denaro.
Praticamente una rivoluzione; da servi a imprenditori di se stessi, i contadini dovevano solo un affitto per la terra che coltivavano e il rimanente sarebbe rimasto a loro. Chi era più capace avrebbe fatto rendere di più i terreni e accumulato di più degli altri; se ci pensate è il principio del capitalismo 600 anni prima della rivoluzione industriale.
Per capire l’importanza di questo documento vi basti un dato, che è impressionante nella sua crudezza: in Russia la servitù della gleba sarà abolita dallo Zar solo nel 1861 (650 anni dopo) e fu forse questa una delle cause maggiori della rivoluzione bolscevica.

Nella Charta Libertatis non è detto chiaramente ma si legge tra le righe che i cittadini da quel momento non sono solo inquilini ma diventano possessori, proprietari, delle loro abitazioni.
Infatti si parla chiaramente della possibilità di vendere e di ereditare le case e gli orti. La vendita era condizionata al permesso del Signore il quale aveva il diritto di prelazione, poteva cioè acquistare lui la casa ad un prezzo inferiore del 5% (12 denari per ogni lira) di quello pattuito con altri. Ma questo che sembra un vincolo è invece il riconoscimento di un diritto "la casa non è più del Conte che, se vuole riaverla la deve ricomprare!"
Anche il diritto di successione era riconosciuto anche se condizionato. Infatti i beni immobili si potevano lasciare in eredità solo a eredi fino al terzo grado che fossero della Rocca. Se non c’erano eredi la casa ritornava al Signore.
Comunque, sia il compratore che l’erede erano tenuti ad accollarsi la tassa annuale di 12 denari per i Conti.
C’era una sola eccezione per coloro che possedevano un cavallo. Questi erano esentati dalle tasse perché dovevano combattere in caso di guerra come cavalieri nelle truppe del signore. In questo si denota una concezione dei nobili ancora legata al passato medievale, nel quale erano dediti solo a tornei cavallereschi ed a guerre locali tra di loro. Presto si renderanno conto che il mondo sta cambiando e che il loro tempo è agli sgoccioli.