A cura di Mauro Bucci

Nel fabbricato del Comune della Rocca, che risale almeno al 1200, si riunivano i consigli comunali in una sala al primo piano, vigilati dalla Madonna affrescata che ora si trova, staccata dal muro originario, nel vecchio municipio di Castiglione in Piazza Vecchietta.

Altro componente immancabile dei palazzi comunali, soprattutto quelli toscani, era la loggia. La prima documentazione della loggia della Rocca è del 1571 in un bando in cui si esorta a rispettare con rigore il decoro della Loggia e dell’ambiente.

Si chiamava loggia della cappella perché solo 10 anni prima, nel 1561, vi fu realizzata in adiacenza una cappella dedicata alla Madonna. La Cappella è esistita fino al 1980 circa, quando vi fu ricavato un monolocale di abitazione e ora è sede del Consorzio Vino Orcia. L’indicazione delle prigioni è utile perché dimostra che sotto il palazzo Comunale esistevano le carceri. Nella loggia si svolgevano tutte le attività pubbliche. Vi si trovavano anche i ceppi a cui venivano legati gli arrestati per metterli alla berlina.

Questi ceppi, chiamati anche gogna, sono descritti in un documento del 1752 con il quale furono trasferiti a Montalcino. Per il trasporto occorsero ben 4 buoi. Probabilmente era il migliore attrezzo di tortura della zona, composto di nove buche e, quindi, poteva contenere addirittura 3 uomini contemporaneamente.

Se questa potenzialità ci meraviglia non possiamo dimenticare che al tempo la società era molto più violenta di oggi e i reati molto più frequenti. Forse questo era dovuto anche alle difficoltà di punire i colpevoli che, spesso, se la cavavano fuggendo negli stati o nei feudi vicini e questo costringeva i cittadini a farsi giustizia con le proprie mani.

Ad esempio alla fine del 1500 c’erano ben tre rocchegiani banditi e condannati alla pena della testa per omicidio. Si chiamavano Lamone di Gio, Maria muratore, Giobatta di Cecho Biondi e Domenico di Meco di Cittino. Speriamo che si siano anche loro salvati scappando nello Stato Pontificio oppure sfruttando la pena alternativa, allora frequente, di servire 2 anni sulle galere di Porto Ercole, che combattevano continue battaglie navali contro le incursioni di infedeli e corsari. I tempi erano quelli che erano.

Pensate che se in tempo di guerra i soldati, che erano tutti poveri cittadini chiamati alle armi, tornavano a casa prima della smobilitazione dovevano essere ammazzati e svaligiati, mentre se lo facevano i gentiluomini dovevano invece essere arrestati e fargli cortesia.

Sullo stesso filone le leggi che vietavano a tutti "meno che ai gentiluomini" i giuochi a dadi e carte. Sappiamo quando fu tamponata la loggia, nell’anno 1835; adesso contiene il Circolino ARCI,ma ancora oggi vi si possono vedere le capriate che sostenevano il tetto e, all’esterno, le colonne in mattoni e pietrame che lo sostenevano.