A cura di Mauro Bucci

Nel passato dei nostri paesi in genere il popolino beveva l’acquerello, che era la seconda o la terza spremitura delle vinacce, ma il nostro territorio era allora grande produttore di vino.

Il Granduca Pietro Leopoldo (Figlio di Maria Teresa e futuro Imperatore del Sacro Romano Impero) nel 1775 venne a Castiglioni e scrisse "a mezzo miglio di li vi è Castiglione d’Orcia su un monte che fa 400 anime; lì sopra vi sono delle superbe coltivazioni di viti come nel Fiorentino..."

Queste superbe vigne erano il risultato della politica comunale iniziata già dal 1400.

Infatti il Comune di Castiglioni, a chiunque volesse piantare una vigna, e non avesse terra sufficiente, regalava due staia di terra "da Onsola in qua".

Quindi la zona vitivinicola era il versante sotto il paese, esposto verso la Valdorcia.

Alla Rocca si ha notizia di vigne nella zona dei Fernali (che era l’incrocio vicino al forno) sul versante che guarda verso i Perelli.

Per stimolare la produzione era vietato importare vino da fuori comune, tranne se il consiglio avesse deliberato il contrario e si puniva chi rubava viti o anche solo i pali delle vigne.

La produzione vinicola era severamente controllata; sia a Castiglioni che alla Rocca era vietato vendemmiare prima della festa di S. Angelo del mese di Settembre.

Interessante è l’unica eccezione, che ci dà una notizia sulle qualità di uve utilizzate dai nostri avi. Era infatti permesso di poter vendemmiare 8 giorni prima di quella data solo le uve moscadelle. Le uve moscadelle sono uve bianche da cui si produce un ottimo vino bianco, il Moscadello, che ora è doc nel Comune di Montalcino.

A Castiglioni il vino poteva essere venduto da chiunque, in qualunque luogo e al prezzo a piacere, ma del ricavato doveva essere pagata una gabella di soldi 2 per ogni lira. Dal 1491 fu però consentito ai castiglionesi di venderlo ai Rocchegiani senza pagare alcuna gabella

Chi vendeva vino al minuto poteva vendere anche pane, cacio e insalata senza altre tasse. Era però vietato vendere cibi cotti, questi erano riservati alle taverne.

Qui il vino veniva venduto colle misure giuste e sigillate negli orciuoli o vaselli vetrati.

Non potevano vendere nello stesso tempo due tipi di vino diversi; si poteva solo mescerne "uno vermeglio ed uno biancho".

Queste taverne non potevano però vendere vino nelle ore della notte e neppure nelle mattine delle feste comandate, se lo avessero fatto sia il taverniere che il cliente venivano multati.