A cura di Mauro Bucci

Le prime notizie risalgono ad una pergamena dell’anno 867 d.C. in cui compare un ARX TITINNANO, il che fa pensare che fosse già allora un luogo fortificato.
Nel 915 l’Imperatore Berengario, con un diploma, sancisce i diritti del Monastero di San Salvatore dell’Amiata sulla corte di S. Clemente in Tintinnano.
Intorno al 1100 però la Rocca di Tentennano era già possesso di un ramo dei signori dell’Ardenga, che presero poi il titolo di Conti di Tintinnano.
Nel 1153, infatti, un certo Obicio Tiniosi Comes de Tintinnano compare in un atto sottoscritto dal Papa Eugenio III.
Però i documenti più antichi che conosciamo della nostra zona, e cioè i diplomi degli Imperatori LODOVICO I , figlio di Carlo Magno, e LOTARIO (anni dal 816 al 837 d.C.) riportano in questa zona una località chiamata TRIBBINANO. Solo dall’867, mentre non si trova più questo nome, comincia ad apparire quello di TINTINNANO.
Mi sento di escludere un’improbabile deformazione e trasformazione del nome di TRIBBINANO in TINTINNANO (Sono troppo diversi per essersi modificati tanto in soli 20-30 anni). Invece io penso che esistesse un piccolo centro abitato, di origine etrusca o romana, nella zona dei poderi di S. Pietro, Poggioalsole e (guardate il caso) Tribbiano.
Questa zona presenta tutte le caratteristiche tipiche ricercate dagli etruschi per i loro insediamenti.
Un poggio in tufo che si affaccia sul fiume e sulla valle in posizione dominante.
Qui furono rinvenute nel 1800 alcune tombe romane del I secolo, e comunque nella zona si possono rinvenire ancora manufatti in cotto, abbastanza numerosi da essere indicativi di un antico insediamento.

Poi nel Medioevo, intorno all’anno 800 d.C. in Val D’Orcia assunse grande importanza quella strada che poi fu chiamata Via Francigena.
Insieme a questa nacquero i Castelli, costruiti per difendere la strada, che ebbero sicuramente un effetto protettivo, ma non solo per i viaggiatori. La gente del posto, infatti, incominciò ad andare a vivere sotto le loro mura per proteggersi, come pulcini che si fanno scudo della chioccia, e si vennero formando i paesi che ancora oggi vediamo nella zona.
Vorrei far notare che i documenti, che inizialmente a metà 800 citano la Rocca, nel 915 si arricchiscono della chiesa di San Clemente che viene citata anche nel 1027 e nel 1036 in altri diplomi di Corrado II.
La presenza di una chiesa indica naturalmente la presenza di fedeli e di un luogo abitato.
Questa chiesa non esiste più, ma la dedica a san Clemente è un indizio della sua possibile data di costruzione: infatti è stato nel 869 che il corpo di San Clemente, annegato nel Mar Nero, fu portato a Roma da San Cirillo e San Metodio e definitivamente tumulato nella sua basilica.
Può essere che la chiesa di San Clemente abbia mutato nel tempo il suo patrono o che sia stata soppiantata da un’altra chiesa. Fatto sta che oltre all’odierna San Simeone esisteva in passato anche un’altra chiesa, dedicata a San Lorenzo. Questa chiesa si trovava proprio nel Borgo San Lorenzo, che era sulla spianata immediatamente sottostante la Torre.

In questa spianata sorgevano le dimore dei Conti Tignosi, che ormai sono sparite ma in cui, dalla fine del 1200, vissero anche i Salimbeni. Le uniche tracce che ci rimangono sono due pezzi di muro, una cantonata ed il pozzo, ora ricoperto da una moderna pagoda in vetro.
Fortunatamente ne abbiamo una descrizione sommaria dai documenti della vendita da parte dei conti Tignosi al Comune di Siena e alla successiva cessione alla casata dei Salimbeni.
Il pozzo era collocato nella parte più bassa della spianata perché doveva raccogliere le acque piovane da tutti i tetti soprastanti.
La Torre del 1200 era più piccola di quella attuale; aveva pianta quadrangolare come si desume dai resti dei fondamenti che sono visibili nella prima stanza.
La rocca attuale fu costruita dopo il 1262 quando il Comune di Siena deliberò:
Dal momento che la torre di detta Rocca è rotta e diruta, che detta torre venga abbattuta dai fondamenti e che altra torre ivi venga fatta, di buona e conveniente ampiezza, nonché di altitudine di 12 braccia.
Intorno alla spianata c’era un circuito di mura difensive indicato nei documenti di vendita come: "girone della sala dove noi e gli altri conti dimoriamo."
Il borgo di San Lorenzo è descritto con case, palazzi e strade, oltre la chiesa dedicata a quel santo. La porta di accesso al borgo viene chiamata porta castellana mentre il palazzo di Bernardino di Raniero di Tignoso era "...davanti alla via ed alla porta del Cassero, cioè la prima porta del cassero e la seconda e la terza e la torre di detto cassero."
Il cassero era naturalmente il recinto di mura più elevato. La seconda e la terza porta erano entrambe nel punto di accesso al cortile interno. Ce lo conferma lo storico del 700 Pecci che descrivendo la Rocca dice:
"in questa porta si riconosce esservi stata doppia serratura perché in mezzo vi è un’apertura piuttosto grande sull’arco per quanto prende la larghezza della medesima porta."
Infine dai documenti di vendita si ricava un ultimo particolare relativo a questa doppia porta: "...la prima porta della rocca superiore e la seconda porta di detta rocca, dove è la casa dove i soldati vivono con il castellano e la porta superiore della penna di detta rocca" cioè subito all’interno del cortile superiore c’era una specie di caserma per la guarnigione.